La via dei Mulini

Dal sito su cui insistono i monumentali resti dell’edificio monastico della Grangia di S. Anna, ad una altezza di circa 400 metri, in posizione equidistante tra gli insediamenti di Montauro a nord e di Gasperina a sud, ha inizio un tortuoso sentiero lastricato in pietra, che, costeggiando e intersecando il torrente Brisi, scende per oltre un chilometro fino alla quota di circa 230 metri s.l.m., raggiungendo la strada statale che dalla costa conduce all’abitato di Gasperina.

Lungo il sentiero sono collocati, a breve distanza, gli impianti di cinque mulini, collegati fra loro dalle strutture di canalizzazione e conduzione dell’acqua, che compongono un insieme ancora oggi riconoscibile nei suoi connotati fondamentali.

Il percorso, tracciato sulle mappe catastali e sulle cartografie dell’Istituto Geografico Militare, ha conservato in sostanza il suo andamento originario, eccezion fatta per il tratto iniziale che è stato seriamente danneggiato, negli ultimi anni, da eventi naturali e dall’utilizzazione, a scopi agricoli, del terreno circostante. Per tali ragioni è stato quasi totalmente obliterato.

L’antica pavimentazione in pietra che copre tutta la superficie è composta da lastre informi di varia pezzatura, con gli elementi maggiori disposti in file longitudinali. Nel tratto posto più a valle, per ridurre la ripidità, il sentiero si tramuta in lunghe gradonate. L’incontrollata crescita della vegetazione e gli smottamenti del terreno ne rendono oggi impervio il passaggio, specie nel tratto centrale, poco o per nulla frequentato.

L’indagine sul campo ha consentito di riconoscere le strutture di cinque mulini con le relative canalizzazioni a terra o sopraelevate, gli sbarramenti, le vasche di raccolta delle acque.

Sugli edifici si evidenziano i segni di ripetute trasformazioni, determinate dai mutamenti d’uso subiti dagli stessi nel corso del tempo e fino ad epoca recente.

Le fonti sette-ottocentesche ricordano, tuttavia, come appartenenti alla grangia, l’esistenza di sei mulini. E la relativa mappa catastale sembra confermare tale notizia, indicando il sesto mulino con il proprio canale di adduzione verso valle, sul lato settentrionale del torrente.

Sebbene le ricognizioni non abbiano messo in luce tale impianto, le condizioni di degrado in cui versano tali luoghi non induce ad escluderne la persistenza. Sembra, comunque, che tale complesso sia in qualche modo indipendente rispetto agli altri, che, piuttosto, costituivano un vero e proprio sistema, usufruendo di comuni impianti di conduzione idraulica.

I primi due mulini sono molto simili fra di loro.

Da un’ampia vasca poligonale si diparte il canale sopraelevato su possente struttura ad arco, che conduce l’acqua a caduta sopra il corpo del mulino vero e proprio. Fra i due edifici, grosse strutture idrauliche, identificabili in opere di sbarramento del torrente, di regimentazione, di regolarizzazione dei dislivelli, consentono il deflusso delle acque sulle canalizzazioni fino al secondo mulino.

Della prima vasca resta visibile soltanto qualche lacerto della sua porzione meridionale, mentre il vano è completamente occluso dal terreno. Le grandi trasformazioni ed i massicci movimenti della terra inducono a ritenere perdute o corrotte le restanti strutture perimetrali della vasca. I canali di collegamento tra i due impianti sono ancora in parte leggibili, specie nel tratto più prossimo al secondo mulino, la cui vasca è invece intatta, seppur coperta dal terreno e dalla vegetazione.

Dal secondo impianto idraulico, il corso del torrente si suddivide e parte delle acque affluiscono in un lungo canale di oltre centodieci metri, ad esso parallelo, culminante in un’ampia vasca rettangolare di raccolta, anch’essa integra, ma completamente nascosta dalla vegetazione. Alla vasca sono collegati gli impianti di conduzione del terzo mulino, sul cui elemento di caduta è visibile una nicchia, presumibilmente ospitante alcune immagini votive, oggi scomparse.

Immediatamente a valle del secondo impianto, sul corso principale del torrente, è visibile, nelle planimetrie catastali, la sagoma di un piccolo manufatto, non identificato sul posto e del quale non è possibile accertare la natura.

Dal terzo mulino il canale prosegue per circa sessanta metri, conducendo l’acqua al successivo impianto e, da questi, direttamente all’ultimo, il quinto, posto a breve distanza, in prossimità del corso del torrente. Il mulino finale, di enormi dimensioni presenta un impianto a più macine, ed ha subito notevoli trasformazioni in epoca recente essendo stato riadattato a nuove funzioni, che ne hanno preservato la parziale integrità strutturale.