Dal Medioevo all’età moderna

Già dal VI, ma ancor più dal VII secolo, i legami politici e culturali con il mondo bizantino si fecero determinanti per il futuro della Calabria, mentre l’insediarsi dei Longobardi nell’estremo nord del Bruttium-Calabria avrebbe favorito il configurarsi di un’area di cultura latino-occidentale.

Dal VII fino alla metà del IX secolo la Calabria aveva vissuto una svolta decisiva per l’insediamento. Motivi di ordine geografico, climatico e difensivo, avevano sospinto, prima episodicamente e poi compiutamente, verso l’interno collinare e pedemontano, le popolazioni rivierasche, le quali furono costrette ad abbandonare le antiche sedi costiere. E sempre interne erano le zone raggiunte dal movimento migratorio monastico.

Nella prima metà dell’VIII secolo la politica religiosa bizantina aveva trascinato verso l’Italia nuovi afflussi di monaci greci, costretti all’esilio dalle lotte iconoclaste, favorendo, in tal modo, la grecizzazione della Calabria, soprattutto in seguito all’aggregazione, voluta nel 732 dall’Imperatore Leone Isaurico, delle chiese della regione al patriarcato di Bisanzio. In questo stesso periodo appare lecito collocare la diffusione del culto di San Pantaleone, la cui venerazione, come santo taumaturgo, è diffusa in ambito orientale fin da epoca remota.

Le origini di Montauro, attenendosi alle notizie contenute in alcuni documenti conservati al Fondo Morano della Biblioteca Nazionale di Napoli, risalirebbero all’VIII secolo d.C., quando un gruppo di monaci greci sfuggiti alla persecuzione iconoclasta, avrebbe fondato una piccola comunità civile e religiosa. Il nucleo primitivo del borgo di Montauro dovrebbe localizzarsi a “mucatu” una zona a nord del paese, sopra le case “sdarrupate”. La ricerca archeologica non pare confermare le notizie delle fonti d’archivio.

Più attendibili sono, tuttavia, le notizie delle fonti per l’epoca normanna.

A partire dalla fine dell’XI secolo, infatti, orde di popolazioni provenienti dal nord Europa giunsero in Italia meridionale, sottraendola progressivamente al controllo di Bizantini, Arabi e Longobardi e ristabilendo, soprattutto, in ambito religioso, le antiche tradizioni latine. Tale processo di latinizzazione venne avviato con l’aiuto dei vari ordini monastici che, nei tre secoli precedenti l’arrivo dei Normanni, si erano stabilmente appropriati dei territori e della fiducia delle popolazioni locali. In questo contesto geopolitico Bruno di Colonia ricevette in dono dal Conte Ruggero, alcuni terreni posti nelle Serre Calabresi, a Santa Maria della Torre, nucleo originario di quella che sarebbe da lì a poco divenuta la Certosa di Serra San Bruno.

Nel territorio di Montauro, pertanto, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo sorse una grangia, diretto possedimento della Certosa di Santa Maria del Bosco, dedicata a San Giacomo, all’interno della quale vigeva la più mite regola benedettina, al fine di favorire gli anziani e i novizi e gestire nel miglior modo possibile le risorse presenti in zona. Da questo momento in poi la storia di Montauro si unisce a quella della Grangia.

La Platea di Santo Stefano del Bosco, redatta tra il 1533 ed il 1534, per tutelare gli interessi della Certosa, costituisce un importante documento per la ricostruzione della storia economica e sociale del territorio di Montauro, in quanto la Certosa aveva giurisdizione feudale e diritto di bagliva, catapania, zecca, dogana, cedole e decima, giurisdizione sulle prime e sulle seconde cause civili, criminali e miste su tutto il casale. Dal documento si ricava per di più una lista di luoghi di culto, presenti a Montauro: San Pantaleone, San Gregorio, S. Anna, S. Maria del Pozzo (chiesa posta tra Stalettì e Montauro), S. Maria de lo Grozo e S. Nicola de la Chaza semidirute, S. Caterina, S. Giorgio, S. Giacomo e S. Sebastiano (fig. 27).

A partire dalla seconda metà del ‘500 le fonti attestano imponenti opere di monumentalizzazione nel territorio montaurese, attuate attraverso il restauro delle strutture della grangia ed il contestuale abbellimento degli edifici sacri più importanti e di Montauro e di Gasperina.

Nel 1569 la Chiesa di San Pantaleone venne fortificata per mezzo dell’aggiunta di una torre campanaria allo scopo di difendere il borgo dagli attacchi dei Turchi. Questa opera difensiva potrebbe essere parte integrante di un capillare sistema di avvistamento e segnalazione attuato tramite torri o case - torri, come accertato nella vicina Stalettì. Nascoste dalla vegetazione o semidirute, tali strutture di difesa sembrano apparentemente disposte sul comprensorio senza un ordine preciso, anche se in tali costruzioni a pianta quadrata si riscontra la medesima tecnica costruttiva già utilizzata per la grangia. Gli studiosi ipotizzano, pertanto, che gli abitanti del monastero possano aver creato un sistema spontaneo e articolato di primo avvistamento e segnalazione in caso di attacchi via terra o via mare.

Il documento in cui si legge della decisione di fortificare la chiesa è due volte importante perché accerta il costituirsi di Montauro in “Università” all’interno dell’organizzazione amministrativa del vicereame di Napoli.

Per tutto il corso del ‘600 il litorale ionico catanzarese fu pesantemente danneggiato dalle incursioni saracene (1644-1645), l’unico edificio sicuro e difficile da espugnare risultava quello monastico di Montauro.

Dopo la carestia del 1763, un devastante terremoto, con epicentro a Soriano, interessò tutta la regione, provocando danni ingenti al suo patrimonio architettonico, compresa la grangia. Gli anni della ricostruzione furono caratterizzati dall’abolizione degli ordini ecclesiastici e dei luoghi sacri della Calabria Ulteriore e dall’istituzione di un ente straordinario, la Cassa Sacra, finanziata dal reddito proveniente dalle confische dei beni dei conventi e dei monasteri. Le grange della Certosa di San Bruno vennero date in amministrazione forzosa. Gli arredi dei conventi soppressi furono distribuiti ai diversi istituti ecclesiastici e la maggior parte del bronzo delle campane fuso per usi bellici.

Nel 1808 con l’avvento dei Francesi e le sopraggiunte difficoltà economiche del Governo si ebbe una ulteriore vendita di beni: la diocesi della Certosa fu soppressa e Montauro e Gasperina furono annesse alla diocesi di Gerace.

Nel 1840 ritornarono i certosini e nel 1852, in seguito ad una controversia tra il vescovo di Squillace ed il vescovo di Gerace, i paesi di Montauro e Gasperina vennero definitivamente assegnati alla diocesi di Squillace.