L'età Greca e Romana

Una prerogativa ricorrente nelle modalità insediative della Calabria di epoca storica è la rioccupazione di siti precedentemente abbandonati. Tale peculiarità è stata dettata, nel corso dei secoli, dall’orografia propria della regione.

Gli antichi villaggi dell’Età del Bronzo e del Ferro, posti su alture dominanti ampie vallate, corsi d’acqua e vie di comunicazione, vengono rioccupati a partire dal IV sec. a.C. e fino alla conquista romana, dalle popolazioni brettie.

La colonizzazione greca del versante ionico calabrese predilige, per esigenze legate al commercio dei prodotti d’artigianato e dell’agricoltura, soprattutto gli insediamenti posti alle foci dei fiumi e in prossimità delle vie di comunicazione interne. Tale continuità insediativa chiaramente distinguibile nell’area della città romana di Scolacium è ben delineata anche nel territorio di Montauro. Qui, infatti, è stato individuato un circoscritto numero di siti genericamente databile al IV-III sec. a.C.. Si tratta, verosimilmente, di fattorie, i cui materiali, provenienti principalmente da ricognizioni di superficie, attestano l’appartenenza sia alla cultura italiota (greca) che italica (brettia).

Le testimonianze relative al periodo romano di Montauro risultano quindi frammentarie e sembrano ricollegarsi a fatti leggendari, piuttosto che ad avvenimenti realmente accaduti sul territorio.

Il rinvenimento di un cippo granitico commemorativo di epoca recente recante la seguente iscrizione:

“ROMANIS VICTIS NON DOMITIS

CARTAGINIENSIUM IMPERATOR

POSTREMIS LENIBUSQUE PROELIIS

HIC HABITIS

BRUTIUM RELIQUIT

ITALIAQUE ABIVIT”

 

ricorda l’ultima sosta di Annibale nel Bruzio prima di lasciare definitivamente l’Italia, nel 204 a.C., alla volta di Zama dove sarebbe stato chiamato a combattere contro le truppe di Scipione l’Africano. Secondo le fonti scritte, infatti, la piana costiera tra Montauro e Borgia sarebbe stata la sede dei CASTRA HANNIBALIS, di quegli «hiberna» che Plinio colloca «presso il porto ove l’Italia è più stretta» e Lenormant alla Roccelletta di Borgia. Nella pianura del «Sajnaru» fra i fiumi Muscettola e Beltramo o Soverato, sarebbe avvenuto lo scontro tra le truppe puniche e le legioni romane, nonché il terribile massacro di mercenari italici da parte delle milizie annibaliche nel 204 a.C..

La conquista romana della Calabria, iniziata tra il 285 ed il 282 a.C., con l’intervento a favore dell’oligarchia di Thurii e la conseguente reazione, favorita dalla greca Taranto e da Pirro, aveva indotto all’alleanza italici ed italioti, determinando, con la vittoria dell’esercito romano, l’assegnazione di vaste aree della regione ai coloni. Successivamente la presenza di Roma fu intensificata dall’inaspettata alleanza, durante la seconda guerra punica, tra Annibale e le popolazioni locali da cui sarebbe stato generato il definitivo smantellamento del precario sistema insediativo brettio, basato su piccoli centri in posizione strategica e facilmente difendibili. I Romani, infatti, inflissero pesanti sanzioni nei confronti delle popolazioni che si erano schierate al fianco di Annibale. Ai Brettii furono, pertanto, espropriati gran parte dei terreni e delle postazioni chiave nel controllo del territorio e delle risorse ad esso associate, nonché porti ed approdi costieri.

In epoca graccana le distribuzioni di ager publicus e la creazione di nuove colonie, tra cui quella di Scolacium nel 123 a.C., sancirono la definitiva romanizzazione del Bruttium ed il passaggio al sistema delle fattorie-ville che avrebbe determinato la definitiva scomparsa della fiorente proprietà contadina di tradizione magno greca e l’affermazione dei grandi latifundia monoculturali, la commercializzazione dei cui prodotti sarebbe stata, altresì, sollecitata dall’inaugurazione della Reggio-Capua. La monumentalizzazione di tali complessi agricoli residenziali durante la prima età imperiale e la continua specializzazione, nonché differenziazione delle colture, contribuirono alla creazione di un paesaggio agrario omogeneo per tutta la regione, caratterizzato dalla diffusione capillare delle ville, da cui non rimase escluso il golfo di Squillace, su cui, ancora in età tardo-imperiale insistono molte proprietà private che riescono ad incorporare modi eterogenei di produzione e sfruttamento del territorio.