La Basilica di Santa Maria Assunta

La storia della diocesi di Squillace, una delle più antiche della Calabria, ormai unita all’arcidiocesi di Catanzaro (1986), risale ad età tardo antica e il suo primo vescovo storicamente noto è Gaudenzio, nel 465 a Roma per sottoscrivere gli atti del Sinodo romano di papa Ilario (461-468). Soggetta quasi sempre al metropolita di Reggio, la diocesi ebbe un territorio che, pur con il trasferimento della città nell’alto medioevo, rimase fino a poco tempo fa quello sancito nei diplomi normanni: Ecclesia Squillacensis Parochia haec est: sicut ex superioribus montium torrentibus in Cocleam et Alarim fluminis et inde fluvii in Adriaticum mare defluunt.

Quanto al duomo, Chiesa per eccellenza della diocesi e sede della cattedra episcopale, dedicato a Maria SS.ma Assunta, è possibile seguire le sue vicissitudini storiche ed architettoniche nel sito attuale a partire dalla fine dell’XI secolo. L’edificio oggi visibile risale essenzialmente all’ultimo decennio del XVIII secolo, dopo il disastroso terremoto del 1783 che lo rase quasi interamente al suolo, con abbellimenti e rimaneggiamenti degli ultimi due secoli (in particolare decorazioni pittoriche di C. Zimatore e D. Grillo 1915-1918).

I dati emersi dalle indagini archeologiche della fine del XX secolo confermano che l’edificio fu eretto in un area precedentemente libera, creando un corpo di fabbrica cruciforme, a navata unica ed ampio transetto con terminazione absidale voltata ed alto campanile con caratteristica cuspide, immortalato in due stampe anteriori al terremoto del 1783. All’interno e all’esterno della navata trovavano posto poi alcune sepolture scavate anche nella roccia. L’originale struttura, di stile romanico-normanno, fu costruita con impiego di pietra da taglio e mattoni ed ottima malta di calce, analogamente alle abbazie di Sant’Eufemia, e soprattutto alle cattedrali di Gerace e Mileto. Essa subì poche modifiche in età sveva, all’insegna delle nuove tendenze dell’architettura cistercense, come dimostrano alcuni frammenti di capitelli e costoloni a sezione circolare delle volte a crociera, in pietra locale, risistemati all’esterno della cattedrale settecentesca. Ampi rimaneggiamenti ed ampliamenti segnano tra XV e XVIII secolo la storia dell’edificio, le cui dimensioni (Relatio ad Limina del 1684 del vescovo P. Filocamo – 1676-1687), prima del 1783 erano cinquanta passi in larghezza e centocinquanta in lunghezza, con un rapporto spaziale di 1:3. A partire dal vescovo V. Galeota, che stravolse radicalmente la chiesa tra fine ‘400 e primi decenni del ‘500, si assistè all’inserzione di cappelle, della cupola a riggiole invetriate verdi e gialle prodotte localmente, all’innalzamento dei piani pavimentali e restauri murari, al rifacimento dei pavimenti. Contemporaneamente crebbero le dotazioni di argenterie e opere d’arte in marmo, come il monumento sepolcrale del vescovo V. Galeota, il fonte battesimale e il gruppo statuario dell’Annunciazione. La ricchezza di opere d’arte (oggi in parte nella cattedrale e in parte nel museo diocesano) e l’imponenza della sua architettura, fecero dire nel 1696 al vescovo G. Crispino (1694-1697) che questa era «la più  bella di tutte le Cattedrali che si vedono da queste parti». Il 28 marzo 1783, fu però spazzata via da un catastrofico terremoto. Nuove e dolorose vicende avrebbero segnato la sua ricostruzione: dopo il crollo delle strutture già realizzate nel 1789, fu redatto un nuovo progetto. I lavori iniziarono il 13 aprile 1790 e il 6 maggio 1798 il vescovo Notaris (1778.-1802) consacrò la parte già ultimata, con la speranza di veder ultimati anche presbiterio, transetto e coro. Ma nonostante il buon ufficio dei presuli successivi, il progetto di mons. Notaris potè concludersi solo nel 1995, con mons. A. Cantisani (1980-2005)