I ruderi di San Martino di Copanello

La più importante presenza archeologica sul promontorio di Stalettì insieme al castrum, consiste nei ruderi della chiesetta di San Martino di Copanello. Questo piccolo edificio dovrebbe essere, secondo l’identificazione corrente, tutto ciò che resta del monastero vivariense di Cassiodoro, fondato sui terreni di proprietà della sua famiglia intorno al 555, anni immediatamente seguenti la guerra greco-gotica. Il monastero fu identificato nel 1938 da Pierre Courcelle ma molti anni passarono prima che un’indagine scientifica sul territorio venisse attuata, quando ormai i ruderi del piccolo edificio erano stati saccheggiati e l’area completamente deturpata dagli insediamenti moderni. Dell’intero complesso monastico che sopravvisse con alterne vicende fino al XII secolo, restano solo la piccola chiesetta mononavata, terminante con una trichora. Adiacenti alla navata si trovano alcuni ambienti rettangolari. La chiesetta fu costruita su alcune strutture preesistenti ed inglobava un’abside triconca che poteva far parte o di un edificio termale o di un mausoleo. Dopo una devastazione violenta, da collegare ad un attacco longobardo della fine del VII secolo che distrusse anche il sovrastante castrum, nel corso dell’VIII secolo il complesso venne ricostruito sull’impronta del precedente, ma con l’aggiunta di un ambiente quadrangolare sul lato meridionale dell’abside triconca. In esso fu rinvenuto un sarcofago inizialmente attribuito alla sepoltura di Cassiodoro: realizzato con lastre di trachite, il coperchio presentava resti di iscrizioni graffite in lingua greca, contornate da alcune crocette, mentre la testata presentava una croce gigliata a bracci uguali, in rilievo. Alla metà dell’XI secolo il monastero di Hagios Martinos de Skylax et Soubération dipendeva dalla metropoli di Reggio, per passare intorno al 1098, grazie ad una donazione normanna, all’abbazia benedettina della Santa Trinità di Mileto. Nel corso del XII secolo, il monastero venne definitivamente abbandonato e la comunità di monaci trasferita nel vicino monastero di Santa Maria de Vetere Squillacio.