Cenni storici

Cenni storici

La grangia – dal latino granarium e dal francese granier, il luogo dove si conservava il grano – rappresentava, in particolare tra il XIII e il XIV secolo, un modello di azienda agricola compatta, accorpata intorno ad un unico centro di gestione, cui facevano capo i terreni e le pertinenze che costituivano il suo patrimonio.

La Grangia viene fondata alla fine dell’XI secolo, grazie ad una donazione di Ruggero di Altavilla a Bruno di Colonia ed alla comunità che si andava sviluppando nel cuore delle Serre, la futura Certosa di S.  Stefano del Bosco. Nell’ambito di questa donazione grazie al monaco venne data la giurisdizione temporale e spirituale su  un territorio sito nella diocesi di Squillace, cioè i casali di Montauro , Oliviano (oggi scomparso, posto probabilmente tra Montauro e Stalettì) ed Aurunco (nei pressi di Montepaone).  A partire dal 1146, in seguito ad uno scambio di terreni , venne acquisito anche il casale di Gasperina (fig.8).

 A Montauro si costituisce inizialmente una cella, quindi un monastero con annesso luogo di culto dedicato a S. Giacomo, sede e ricovero per padri anziani ed infermi (a. 1114-1116), presieduto da un Preposto per curare la gestione delle terre assegnate, la raccolta dei frutti e la riscossione dei canoni.

Dal 1192 fino ai primi decenni del XVI secolo tutti i possedimenti della Certosa passano sotto l’osservanza dell’ordine cistercense, una gestione che sarà caratterizzata da importanti mutamenti nella conduzione delle proprietà, da usurpazioni territoriali da parte dei feudatari vicini e dal cambio di dedica della sede di Montauro, da S. Giacomo a S. Anna. Tra il 1220 ed il 1222 viene intentata una causa (poi persa) dagli abitanti dei casali di Montauro , Gasperina ed Aurunco contro le vessazioni a cui erano sottoposti dagli ecclesiastici. In questo momento compare una nuova struttura identificata con il termine grangia di Montauro, diversa dalla cella originale, forse due edifici ormai distinti. Tra il 1542-43 i beni della Grangia di S. Anna di Montauro ritornano di nuovo all’ordine certosino, sotto la giurisdizione del Priore di S. Stefano.  In seguito il comprensorio si riorganizza e le stesse strutture della grangia (luogo di culto, alloggi, magazzini, fontane) vengono fortificate  (fine XVI- inizi XVII secolo). Nel 1746 inizia una lunga controversia tra il Fisco e la Certosa al termine della quale, nel 1782, i possedimenti  della Grangia sono ormai definitivamente affittati in vari appezzamenti.

 

I terreni di proprietà della Grangia di Sant’Anna erano adibiti soprattutto alla coltivazione della vite, dell’ulivo, dei cereali e del gelso le cui foglie venivano adoperate come alimento base dei bachi da seta. Il terreno incolto veniva riservato al pascolo mentre le aree boschive erano una risorsa di legna e ghiande. Tra il 1533 ed il 1534, per tutelare gli interessi della Certosa, venne redatta una Platea, un inventario del Patrimonio e delle Giurisdizioni di S. Stefano (fig.9).

Attraverso questa fonte diretta si coglie quale fosse effettivamente l’estensione del patrimonio fondiario della grangia che comprendeva un’area molto vasta tra le Serre e la piana di Rosario.

Nei territori di Serra, Spadola, Bivongi, Gasperina, Montauro e Montepaone il monastero aveva giurisdizione feudale e diritto di bagliva (imposta sulle bilance, sulle stadere e sulle caraffe in base all’unità di misura usata nel luogo), catapania, zecca, dogana, cedole e decima, giurisdizione sulle prime e sulle seconde cause civili, criminali e miste.

In seguito al disastroso terremoto del 1783 che sconvolse la Calabria  e distrusse e lesionò gravemente anche il complesso di S. Anna, rendendolo inagibile, la Cassa Sacra confiscò le proprietà ecclesiastiche; nel 1808 i beni della la grangia verranno definitivamente venduti  e Montauro e Gasperina saranno annessi inizialmente alla Diocesi di Gerace, quindi nel 1852 alla diocesi di Squillace.

 

Bagliva = diritto del Signore di riscuotere tasse per dazi, per l’attraversamento del territorio, per la pesca effettuata nei fiumi, per lo sfruttamento di cave, imposta sulle bilance, sulle stadere e sulle caraffe in base all’unità di misura usata nel luogo);

Catapania = tassa che veniva esatta da un Catapano, un giudice di nomina annuale, il quale, oltre ad esigere alcune tasse, faceva giustizia per contravvenzioni sino a 30 carlini e controllava l’esattezza dei pesi e dei generei commestibili